Ascensore antico e rumoroso, applicabili i limiti sulla tollerabilità della normativa più recente
La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta dell’inquilino per ottenere dal condominio il risarcimento dei danni e l’effettuazione di lavori per ridurre i suoni molesti. La Corte di Cassazione precisa che costituisce sempre un “fatto illecito” – nel condominio e non solo – il superamento delle soglie minime di rumorosità stabilite dalla normativa antirumore del 1997, anche nel caso in cui lo sforamento della soglia massima consentita non superi il decibel. Non decisivo il fatto che i principi fissati dalla legge siano successivi sia alla costruzione dell’edificio che all’installazione dell’impianto.
Ricostruzione la vicenda Per raggiungere il proprio scopo l’inquilino ha dovuto combattere, e non poco, in quanto in primo grado la domanda di risarcimento del danno per l'incessante rumore dell'ascensore, in particolare durante la notte per via dell'apertura e chiusura delle porte, e per l’effettuazione dei lavori per ridurne la rumorosità, viene accolta, ma impugnata la sentenza dinanzi alla Corte d'Appello, quest'ultima modifica la decisione di primo grado, sostenendo che si trattava di uno sforamento lieve che " non era di per sé sufficiente ad integrare l'intollerabilità dei rumori, anche in considerazione del fatto che gli stessi erano discontinui e rari in periodo notturno e che la signora era risultata essere un soggetto particolarmente sensibile ai rumori ". I Giudici di secondo grado continuano a non dargli ragione, affermando che avrebbe dovuto "valutare, all'epoca dell'acquisto dell' appartamento, le condizioni acustiche dell'impianto e delle mura dell'immobile". L’inquilino, impugnata la sentenza dinanzi alla Corte di legittimità, ottiene da quest’ultima parere favorevole ribaltando così la decisione della Corte d'Appello.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza n. 26898/11; depositata il 14 dicembre
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